Accordo Cgil Cisl Uil – Confindustria sul modello contrattuale, senza informare e consultare gli interessati

cgilcisluil-confindustriaUn anno e mezzo di trattative tra Confindustria e Cgil Cisl Uil sui modelli contrattuali senza il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il 28 febbraio Cgil, Cisl, Uil e Confindustria hanno definito una ipotesi di accordo dal titolo “Contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva”.  In data 9 marzo tale accordo è stato ufficialmente sottoscritto.

Tra le due date sopra richiamate è successo che nel Paese si è votato per elezioni politiche, esattamente il 4 marzo. Il risultato elettorale è stato devastante per il centro sinistra e la sinistra nel suo insieme.

Due fatti solo apparentemente diversi ma di fatto molto conciliabili tra loro.

Storicamente l’azione del sindacato, e in particolare della Cgil, ha sempre determinato anche un consenso per le forze di centro sinistra e della sinistra. Senza voler tornare alla teoria della cinghia di trasmissione, è fuor di dubbio che l’agire del sindacato, sia nelle situazioni di accordi positivi, ma anche e forse soprattutto nei momenti di forte tensione e conflitto con le lavoratrici e i lavoratori (pensiamo agli accordi degli anni ’90 sia in tema di contrattazione che sul versante previdenziale) abbia determinato un forte argine alla crescita del consenso per le forze politiche di destra.

La tensione e la rabbia che le operaie e gli operai esprimevano nelle assemblee di quegli anni in buona parte si traduceva comunque in un consenso fiduciario nelle forze democratiche e di sinistra.

A distanza di 25 anni, Cgil, Cisl e Uil continuano a firmare accordi, in alcuni casi anche senza produrre un determinato impatto rispetto al destino delle lavoratrici e dei lavoratori (vedi ultimo accordo con il Governo in tema di pensioni e quest’ultimo con Confindustria) ma assolutamente insignificanti per la gente che vorrebbero rappresentare.

Il primo dato politico che emerge da questo accordo è che non c’è stata ne informazione, ne tantomeno una consultazione tra le lavoratrici e i lavoratori riguardo alla questione. E pensare che per l’iscrizione 2018 alla CGIL, vengono utilizzati slogan come: “IL SINDACATO NELLE TUE MANI – ISCRIVITI, PARTECIPA, DECIDI”.

Un anno e mezzo, tanto è durata la trattativa tra Confindustria e Cgil Cisl Uil sui modelli contrattuali, ma di coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori niente, nemmeno l’ombra.

Che coerenza, che correttezza, che senso della democrazia interna (riconoscere la prima e l’ultima parola ai lavoratori e alle lavoratrici). Certo che fra il Dire e il FARE!!!

L’accordo non è in grado di suscitare ne entusiasmo ne passione, quindi partecipazione, ne contestazioni e tensioni nei luoghi di lavoro. Tant’è che pure la discussione interna, almeno in Cgil, si consuma stanca e scontata.

Nel merito dell’accordo quattro osservazioni di ordine politico:

  • Il contratto nazionale si limiterà a stabilire il trattamento economico complessivo (Tec), ossia i minimi tabellari e le varie voci che poi saranno gli scatti di anzianità (in molti contratti scomparsi\ridimensionati). Il contratto nazionale prevede quindi i minimi tabellari anche in base all’Ipca, l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi Ue (depurato dei prezzi dei beni energetici importati) ma sarà proprio l’andamento dell’Ipca a far decidere se e quando distribuire gli aumenti ovviamente con tanto di accordo sindacale (significa proprio destinare il salario del ccnl a non essere nemmeno in condizione di recuperare il potere d’acquisto).
  • l’accordo ripropone una filosofia tutta incentrata sull’impresa (aver dimenticato il mondo del lavoro è forse una delle tante ragioni della sconfitta politica del centro sinistra). La contrattazione riproposta sui due livelli, nazionale e aziendale, si svilupperà dentro regole certe e “governance adattabile” e sempre in linea con l’andamento economico aziendale, quindisi mette una pietra tombale sul conflitto sociale, vero motore della contrattazione e della creazione di consenso politico;
  • si sancisce che una parte consistente del welfare state diventa materia negoziabile. Certo si ribadisce l’esigenza e l’opportunità di mantenere in vita uno stato sociale universale, ma di fatto si continua sulla strada della sua privatizzazione;
  • anche in merito alla formazione, non una parola sulla situazione della scuola in Italia e sulla necessità di formare ragazze e ragazzi con spirito critico e autonomia di pensiero; tutta la partita formazione viene vissuta trattata solo in funzione delle esigenze dell’impresa e del mercatosi sponsorizza l’apprendistato arrivando persino ad auspicare che l’apprendistato sia la forma di ingresso prevalente nel mercato del lavoro.

C’è forse un dato positivo nell’accordo (almeno sulla carta) la misurazione della rappresentatività delle associazione delle imprese italiane. Appunto sulla carta in quanto ancora, nonostante accordi firmati già da alcuni anni, non si riesce a misurare la vera rappresentatività delle organizzazioni sindacali.

Nadia Rosa, responsabile al lavoro Federazione Prc Milano