Bonomi (il falco) detta la linea per l’imminente autunno

bonomiBonomi (il falco) detta la linea per l’imminente autunno

In vista della ripresa del confronto con i sindacati prevista per il 7 settembre il presidente di Confindustria, Bonomi, attacca Governo e organizzazioni sindacali e detta la linea: contratti “rivoluzionari” rispetto al “vecchio scambio tra salari e orari”.

Bonomi tratta argomenti che non sono nuovi nel panorama ultradecennale del padronato italiano. Coglie l’occasione del Covid per riproporli con forza.

Si scaglia contro il blocco dei licenziamenti, contro il reddito di cittadinanza, contro il welfare squilibrato sulla previdenza, contro i contratti nazionali.

La sua ricetta? Piena libertà di licenziamento, tagli alle pensioni, fine della Cig e del reddito di cittadinanza, governo dell’orario del lavoro e della quantità di salario e naturalmente chiede per le imprese miliardi e miliardi, subito, senza controlli, a pioggia, senza vincoli. Vuole soldi pubblici alle imprese e devono essere a fondo perduto e non da restituire. E per finire la messa in soffitta del contratto nazionale.

Il capo di Confindustria grida contro i soldi dati ai disoccupati, ai poveri. Avvisa i sindacati che gli aumenti retributivi bisogna scordarseli e che il contratto nazionale è superato.

Per Confindustria il nuovo da cui ripartire è quello di riscrivere completamente le regole del lavoro su base aziendale e la contrattazione individuale (vedi lo smart working). L’innovazione per il padronato italiano sarebbe questa, quella di riprendere il controllo su tutto, lasciare mano libera all’impresa, abolire le tutele della parte più debole del mondo del lavoro.

Bonomi vuole ridefinire gli orari di lavoro il numero giorni di lavoro settimanale e di settimane in questo 2020, in ogni impresa e settore al di là delle norme contrattuali, chiede, di fatto, che i contratti nazionali vengano sospesi e si proceda ad una rinegoziazione totale dei diritti su base aziendale.

Insomma siamo di fronte alla ricetta più antica del mondo: “Lasciateci fare visto che la politica ha fatto più danni del Covid”. E’ un’antica ricetta che già conosciamo, quella della socializzazione delle perdite, ma privatizzazione dei profitti.

Una strada oltranzista e di scontro aperto con gli altri interessi sociali in nome del primato delle imprese, dove lavorare senza diritti deve essere la regola.

Lo scontro di classe è aperto, nell’accezione più ampia del termine ed ha al centro proprio il fine e il modo di come deve essere la ricostruzione nel post Covid, per non intaccare la sete di profitto degli industriali e per chi dovrà conquistare il ponte di comando.

Ci aspetta un autunno caldo, di lotta, per difendere i nostri diritti, per difendere i più deboli, per respingere gli attacchi di un presidente falco (quello di Confindustria), già visto all’opera contro le chiusure e per la rapida riapertura delle fabbriche in Lombardia durante la pandemia e abbiamo visto quali sono stati i danni e quanti i morti provocati da quella logica. Un presidente che ha molto chiari gli interessi da rappresentare e da far prevalere a scapito di quelli degli altri.

E noi ci saremo in questa battaglia, in prima linea, come sempre dalla parte dei più indifesi, contro un padronato ottuso e arrogante che ci vuole sudditi e sfruttati.

Nadia Rosa
Responsabile lavoro
Segreteria Prc Milano