CONSIGLIO COMUNALE 20 MAGGIO 2013

Report di Anita Sonego (Sinistra per Pisapia – Federazione della Sinistra) del Consiglio Comunale del 20 maggio 2013

 

  • Introduzione del Sindaco sui gravissimi episodi di Riguarda.

Rivendica  per  questa  amministrazione  l’attenzione per il problema della sicurezza:  solo per questo assessorato non sono state tagliate risorse. Si è  assunto il maggior numero possibile di elementi della polizia locale. Si è  chiesto  ripetutamente  al  governo centrale di aumentare la presenza di carabinieri e poliziotti ma non dell’esercito che non ha né la preparazione né il potere di intervenire.

Sono state aumentate le telecamere e molte altre ne sono programmate.

La  destra  PdL,  Fratelli  d’Italia  e  Lega  ha  chiesto con arroganza il ripristino del piano “strade sicure” della Giunta Moratti facendo ritornare l’esercito nelle strade.

Poiché  dopo  4 o 5 interventi il sindaco si è dovuto assentare e il centro destra  ha inscenato una gazzarra che ha provocato il blocco dei lavori per più di un’ora.

 

IL TESTO DELL’INTERVENTO:

Faccio fatica ad intervenire sul fatto drammatico e dolorosissimo di cui si sta parlando.

Oltre alla vicinanza nei confronti dei parenti, degli amici e di tutti coloro che hanno perso in maniera così tragica i loro cari, oltre alla condivisione profonda del loro lutto posso solo condividere con voi e con loro le mie riflessioni e quanto sto sentendo e pensando in questi giorni.

E’ come se di fronte ad una azione tanto illogica si dovesse ammettere l’incapacità della comprensione umana di fronte a un gesto disumano.

Disumano è vero, ma non estraneo al nostro mondo, alla vita sociale in cui ci è dato di vivere.

Non aiuta a capire ricordare qui che episodi in cui è esplosa una violenza cieca apparentemente senza motivazioni non sono estranei alla nostra società e addirittura alla nostra città.

A questo proposito voglio ricordare un umano e addolorato editoriale dell’Avvenire del 14 maggio in cui si legge:

“E’ riduttivo catalogare la tragedia di Milano come legata al così detto “fattore clandestinità”: abbiamo sotto gli occhi le storie di italiani doc caduti in una distruttività o autodistruttività totale sotto gli occhi di parenti e amici che non si erano accorti di niente…

Dire che Mada Kabobo è semplicemente un uomo ci sembra più realistico che addebitare a un “altro da noi”, magari con la pelle diversa, il male che ci atterrisce. E’ un “topos” costante della cronaca nera questo istinto di spiegare il male dicendo che non è nostro, che viene da fuori”.

(Ricordiamo ad esempio la strage di Erba che fu in un primo tempo accreditata ad uno straniero e che quando si seppe essere dovuta a due persone che tutti stimavano, lasciò ammutoliti). Ma innumerevoli sono gli episodi di efferata distruttività che sono avvenuti e succedono spessissimo anche a Milano (ricordo per tutti quell’episodio di un giovane di buona famiglia che in zona fiera uccise la moglie, la vicina di casa e sparò sui passanti prima di suicidarsi).

Bastino questi ricordi per rendere risibili se non colpevolmente strumentali quelle esternazioni che collegano l’atroce carneficina alla clandestinità del suo autore.

I Greci antichi, che forse avevano il coraggio di sondare meglio di noi l’animo umano, avevano creato eventi, luoghi e tempi dedicati alla rappresentazione delle vicende umane che non avevano una soluzione “logica”, che restavano enigmatiche e le chiamavano tragedie.

A queste rappresentazioni teatrali, gratuite, partecipavano, come ad un evento civile, tutti i cittadini che in quei momenti collettivi potevano provare ad elaborare l’enigma del vivere umano, del dolore, della pazzia, della morte, della forza oscura che talvolta, improvvisamente e senza alcuna ragione, si impossessano di noi.

Da allora la scienza ha fatto dei grandi passi ma l’animo umano è ancora teatro di vicende che, in momenti di fragilità individuale o collettiva, si manifestano con violenza e distruttività.

Scoprire -anche attraverso queste tragiche vicende- la vulnerabilità, quale elemento comune di tutta l’umanità apre a uno sguardo diverso al mondo e alla società.

Se è la vulnerabilità che ci accomuna come fare di questa scoperta un elemento di civiltà piuttosto che di paura, odio, lontananza?

Se è la paura che, forse, ha fatto sì che dei bravi cittadini di fronte  ai primi feriti abbiano avuto l’istintiva reazione di chiudersi in casa, abbassare la claire piuttosto che telefonare e chiamare aiuto, forse ciò significa che si sta sgretolando il legame sociale?

Mi è piaciuta una frase letta tra i commenti di questi giorni “la sicurezza è come la salute, è strettamente correlata al territorio, ne è da questo conformata, prodotta…. è, in altre parole, un prodotto sociale!”

Questa tragedia ci interpella anche come “politici” responsabili della vita della polis consapevoli che è necessario promuovere politiche pubbliche di sostegno sociale, di sostegno all’abitabilità, alla qualità delle molteplici relazioni sociali, alle varie forme di socializzazione proprie della città per prevenire o curare, in tutti i modi possibili quelle forme di esclusione sociale, devianza, follia e casualità che spesso sono alla base di atti atroci di distruttività e di morte.

Tutto il dolore di questi giorni per la perdita della vita di Alessandro Carolè, Ermanno Masini e Davide Carella non si cancellerà, non si eviterà con autoblindo in bella vista o col pullulare di telecamere (che, come abbiamo sperimentato, al massimo servono ad individuare, dopo, l’autore del delitto).

I tagli ai finanziamenti per i servizi pubblici che la così detta “crisi” impone, sono una azione violenta ed hanno conseguenze micidiali sulla vita di tutte e tutti.

Questa amministrazione, che sa tutto di ciò, ha denunciato i tagli fatti dai vari governi alle amministrazioni locali.

Proprio per questo dobbiamo, assieme ai cittadini e alle cittadine, opporci alle così dette “leggi del mercato” per porre al centro delle nostre politiche la vita delle donne e degli uomini, dei giovani e degli anziani, delle bambine e dei bambini della nostra città, quella vita fatta di relazioni, mutuo aiuto, vicinanza, cura per l’ambiente e i luoghi della socialità.

Ricostruiamo tra noi, nei nostri quartieri, nei luoghi di lavoro e dello studio, nei luoghi del dolore e in quelli del divertimento quel legame sociale che solo saprà dare senso e dignità al nostro fragile essere al mondo.