Il ’68 a Palazzo Marino.

68 palazzo marino“Il ’68 a Palazzo Marino” con Rizzo, Molinari, Pollice, Calamida, Procacci, Crosti

Proseguiamo le nostre riflessioni con un nuovo incontro “Il 68 a Palazzo Marino” in programma per martedì 25 maggio alle 20:45, partecipano Basilio Rizzo, Emilio Molinari, Guido Pollice, Franco Calamida, Giovanna Procacci, coordina Michelino Crosti.
Basilio Rizzo lascia il Comune dopo 38 anni e ci consegna la memoria politica e amministrativa di una città che è stata segnata prima da un consociativismo diffuso ed imperante e poi dalla stagione di Mani Pulite e dalla crisi dei partiti
È la generazione del ’68 che lascia Palazzo Marino, e credo che non si pecchi di presunzione nell’affermare che lo fa a testa alta. Qualcuno vorrebbe sminuirne l’importanza etichettando quella generazione come la generazione degli “anni di Piombo”, negando così i valori alti che il ’68 ha portato con sé.
Nel consiglio comunale la generazione del ’68 è stata rappresentata da una impresa politica collettiva, generosa e onorevole che non ha mai fatto della violenza un mito, ma con le lotte ha contribuito a fare di quegli anni “gli anni dei diritti”: sociali, del lavoro e della persona. Quella generazione è entrata in quell’aula nel lontano 1975 raccogliendo Avanguardia Operaia, il Movimento Studentesco milanese, il Pdup di Vittorio Foa, i Cattolici del dissenso. Entravano a palazzo Marino i Comitati Unitari di Base operai e il sindacato migliore, quello dei Consigli, l’Unione Inquilini, la cultura e le università, tutti uniti in Democrazia Proletaria. Da allora quella esperienza è proseguita per quasi 50 anni.
Ed è la coerente fedeltà a quei valori che ha fatto di Basilio la voce che negli anni non si è mai piegata agli interessi dei costruttori e dei partiti.
La sua attività consegna a tutti il senso di una verità semplice troppo spesso dimenticata nella ricerca del potere da assicurarsi comunque, anche a prezzo di compromessi e di occhi chiusi: “fare l’opposizione e farla bene, con rigore, onestà, e senza vincoli è un dovere ed è la premessa della democrazia. Senza opposizione non c’è democrazia”.
Il tempo che scorre fa sì che tocchi ora a nuovi compagni prendere il testimone e portare avanti le necessarie battaglie ed i giusti valori nelle istituzioni. E’ bene che sia così.
Ora si deve guardare al futuro con la consapevolezza del passato.
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