RIAPRIRE LE SCUOLE IN SICUREZZA

priorita alla scuola7 Gennaio 2021: quasi un anno in Italia con scuole superiori chiuse e senza che le istituzioni abbiano fatto azioni sostanziose per aprirle in sicurezza.
Prima di Natale grandi proclami per riapertura il 7 gennaio, poi la strategia di riaprire al 75% e poi ancora al 50%, poi ancora la nuova meta dell’ 11 gennaio. Forse. Qualche regione forse, altre può darsi, certe sicuramente no. Ingressi su turni, questionari sui trasporti, dirigenti minacciati dal Prefetto se non rispetteranno le regole…come se la scuola si potesse fare a porzioni una notte dopo l’altra.
Perché spostare dal 7 al giorno 11? Cosa cambia in soli 4 giorni? viene proprio da chiedersi.
In 4 giorni non sarà risolto il problema delle classi pollaio e non sarà avviato un piano di edilizia scolastica o riappropriazione di luoghi sfitti cittadini, non sarà di certo sconfitto il precariato con contratti indererminati, non sarà di certo messo un medico in ogni scuola, non sarà garantito screening, tamponi antigenici rapidi, tracciamento e trasparenza dei dati per la popolazione scolastica, di sicuro le lavoratrici e lavoratori ad alto rischio non potranno accedere con priorità al vaccino.
4 giorni possono bastare solo per fare arrivare dati nuovi sui contagi e adattare una narrazione ai numeri. 4 giorni per ribadire che la scuola non è più un diritto in questo paese e che la volontà politica è fin troppo chiara: nessun investimento per istruzione perché non genera profitti.
4 giorni per avere nuovi elementi che non dipendono dalle scuole (chiuse per le festività) per servire le scuole sul piatto dell’offerta, non formativa ma delle vittime sacrificali.
I ragazzi scivolano via, sale la dispersione scolastica e il malessere psico- fisico: guardano dalle loro camerette (se le hanno) un paese, che ha vinto l’ignoranza del Fascismo, che ha scritto una delle Costituzioni più belle del mondo e che ha avuto un sistema scolastico pubblico invidiato, incapace di tutelare i diritti o garantirli a macchia di leopardo.
Dopo un anno non è più incapacità ma volontà politica.
Oggi in Piazza Affari a Milano Priorità alla Scuola ha chiesto “per chi suona la campanella?”. Non per la scuola, forse per i consumi e le piste da sci in una Lombardia troppo occupata dai rimpasti di Palazzo e in una Milano meno ricca di eventi e con un Sindaco occupato a cercare credibilità per la campagna elettorale.